
Arriva ancora una volta dagli stati generali delle costruzioni, e in
particolare da Ance e Confindustria assieme a Cna, Confartigianato,
Casartigiani, Legacoop, Confcooperative, Ordine degli Ingegneri, Architetti,
Geometri, Geologi e con le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl, Uil,
Fillea-Cgil, Filca Cisl, Feneal-Uil e Ugl, la denuncia del “perdurare dello
stato di crisi dell’intera filiera delle costruzioni”. Si parla, è quanto si è
compreso dalla conferenza stampa indetta ieri mattina all’interno dei locali
della sede di Confindustria, di un settore “ormai in ginocchio”, che necessita
di “regolamentazioni” e che ha bisogno, ora più che mai, e cioè all’indomani di
uno “sblocco dell’edilizia che, in realtà, non è mai avvenuto” di “specifiche
leggi e normative per superare lo stato di empasse”.
Cause e mancanze che sono
ancora più evidenti, ha esordito il presidente provinciale dell’Ance Fausto
Marino, “ad un anno dalla convocazione degli ultimi stati generali: è facile
constatare – ha infatti affermato – che i problemi siano rimasti gli stessi”.
Senza dimenticare l’incidenza di una crisi ben più radicata cui però, nel
capoluogo, si è risposto, ancora a detta di Marino, “con la poca considerazione
dell’amministrazione comunale, che ha esasperato ulteriormente la situazione e,
soprattutto, non ha operato le scelte giuste”, tanto più che “si continua a
parlare di sblocco, ma i dati raccontano ben altro”.
Da quelli estrapolati
dalle Casse edili si evince infatti, ha ancora proseguito il presidente
dell’Ance, che nella provincia si sta assistendo ad “una riduzione di personale
di circa 500 unità, ad una riduzione delle imprese, alcune delle quali fallite,
di 80 unità, e, infine, ad una riduzione dell’importo salariale che è adesso a
4 milioni e mezzo”. E, nell’ambito di tale quadro critico, “i progetti
continuano a stare fermi sugli scaffali: il nostro obiettivo è combattere
contro questo stallo e non trovarci più soli: la Politica aveva preso i suoi
impegni, anche sul tavolo della Prefettura ma, alla fine, li ha costantemente
disattesi”. Vogliamo invece – sono le richieste avanzate da Marino e dei
rappresentanti di categoria presenti – portare il tutto alla normalizzazione e
poter svolgere il nostro lavoro in maniera ordinata e regolamentata per mezzo
degli strumenti urbanistici a nostra disposizione".
"Vogliamo - ha proseguito Marino - mettere in
discussione quanto ad oggi è stato disposto dall’amministrazione comunale
tramite un tavolo permanente, dato che non siamo stati chiamati a dire la
nostra sulle scelte del nostro territorio, e vogliamo che Ici ed Imu vengano
riviste, perché spesso regolamentano terreni che non valgono nulla e che non
sono edificabili su cui, però, ci vengono chiesti oneri spaventosi”. Dagli
altri intervenuti è stata invece espressa la necessità di “ottenere regole
certe su come operare, anche per quello che riguarda la riduzione del consumo
del suolo: è questo, infatti, non un altro, il parametro che consente di
stabilire se si stanno adottando politiche virtuose del suolo o meno”.
Fondamentalmente, però, sono tre le novità da cui ripartire, da prendere in
considerazione e, in alcuni casi, da rivedere: lo studio Aronica – Scalamandrè,
la determina Beatino (di cui si dirà meglio sotto nell’articolo a corredo di questo)
e le sentenze di riscatto sulla situazione edilizia di Vibo. Che, a detta degli
interessati, spesso “non hanno tenuto conto di diversi parametri e situazioni”
e che si intrecciano con la mancanza di un “serio Piano strutturale comunale
che regolamenti il tutto. La Politica, invece, è su quest’ultimo che dovrebbe
puntare, investire, considerando anche un altro elemento importante: il Piano
di assetto idro-geologico”.
Sotto accusa anche la scelta di continuare su
appalti al massimo ribasso, considerata dai presenti “inaccettabile” e che
provoca, di riflesso, un’uscita dal mercato, ed il Patto di stabilità che, è il
pensiero di alcuni degli intervenuti, sta provocando la morte di numerose
attività che chiudono perché, paradossalmente, montagne di denaro pubbliche
rimangono bloccate. A causa di tutte queste premesse è necessario, dunque,
“richiamare l’attenzione del mondo politico ed istituzionale sulla messa in
atto di un azione forte ed incisiva che riporti il settore a svolgere un ruolo
di traino per l’economia dell’intera provincia".
"Imprese, professionisti e
lavoratori – è l’assunto dichiarato dai componenti delle sigle appartenenti
agli Stati Generali delle Costruzioni – non chiedono vantaggi o privilegi per
la categoria, ma di restituire al settore delle costruzioni la priorità e la
dignità che gli compete attraverso una serie di interventi che ristabiliscano
il corretto funzionamento del mercato”. E’ necessario, dunque, è la richiesta
giunta dal tavolo di presidenza, “rimpinguare le risorse del sistema” per
permettere, è l’auspicio conclusivo, di “rilanciare le imprese e l’economia di
Vibo Valentia e di tutto il territorio”.