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News & Views dalla Calabria - a cura di Zaira Bartucca
Edilizia oramai in ginocchio
post pubblicato in gli articoli per Il Quotidiano della Calabria, il 15 febbraio 2012


Arriva ancora una volta dagli stati generali delle costruzioni, e in particolare da Ance e Confindustria assieme a Cna, Confartigianato, Casartigiani, Legacoop, Confcooperative, Ordine degli Ingegneri, Architetti, Geometri, Geologi e con le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl, Uil, Fillea-Cgil, Filca Cisl, Feneal-Uil e Ugl, la denuncia del “perdurare dello stato di crisi dell’intera filiera delle costruzioni”. Si parla, è quanto si è compreso dalla conferenza stampa indetta ieri mattina all’interno dei locali della sede di Confindustria, di un settore “ormai in ginocchio”, che necessita di “regolamentazioni” e che ha bisogno, ora più che mai, e cioè all’indomani di uno “sblocco dell’edilizia che, in realtà, non è mai avvenuto” di “specifiche leggi e normative per superare lo stato di empasse”.

Cause e mancanze che sono ancora più evidenti, ha esordito il presidente provinciale dell’Ance Fausto Marino, “ad un anno dalla convocazione degli ultimi stati generali: è facile constatare – ha infatti affermato – che i problemi siano rimasti gli stessi”. Senza dimenticare l’incidenza di una crisi ben più radicata cui però, nel capoluogo, si è risposto, ancora a detta di Marino, “con la poca considerazione dell’amministrazione comunale, che ha esasperato ulteriormente la situazione e, soprattutto, non ha operato le scelte giuste”, tanto più che “si continua a parlare di sblocco, ma i dati raccontano ben altro”.

Da quelli estrapolati dalle Casse edili si evince infatti, ha ancora proseguito il presidente dell’Ance, che nella provincia si sta assistendo ad “una riduzione di personale di circa 500 unità, ad una riduzione delle imprese, alcune delle quali fallite, di 80 unità, e, infine, ad una riduzione dell’importo salariale che è adesso a 4 milioni e mezzo”. E, nell’ambito di tale quadro critico, “i progetti continuano a stare fermi sugli scaffali: il nostro obiettivo è combattere contro questo stallo e non trovarci più soli: la Politica aveva preso i suoi impegni, anche sul tavolo della Prefettura ma, alla fine, li ha costantemente disattesi”. Vogliamo invece – sono le richieste avanzate da Marino e dei rappresentanti di categoria presenti – portare il tutto alla normalizzazione e poter svolgere il nostro lavoro in maniera ordinata e regolamentata per mezzo degli strumenti urbanistici a nostra disposizione".

"Vogliamo - ha proseguito Marino - mettere in discussione quanto ad oggi è stato disposto dall’amministrazione comunale tramite un tavolo permanente, dato che non siamo stati chiamati a dire la nostra sulle scelte del nostro territorio, e vogliamo che Ici ed Imu vengano riviste, perché spesso regolamentano terreni che non valgono nulla e che non sono edificabili su cui, però, ci vengono chiesti oneri spaventosi”. Dagli altri intervenuti è stata invece espressa la necessità di “ottenere regole certe su come operare, anche per quello che riguarda la riduzione del consumo del suolo: è questo, infatti, non un altro, il parametro che consente di stabilire se si stanno adottando politiche virtuose del suolo o meno”.

Fondamentalmente, però, sono tre le novità da cui ripartire, da prendere in considerazione e, in alcuni casi, da rivedere: lo studio Aronica – Scalamandrè, la determina Beatino (di cui si dirà meglio sotto nell’articolo a corredo di questo) e le sentenze di riscatto sulla situazione edilizia di Vibo. Che, a detta degli interessati, spesso “non hanno tenuto conto di diversi parametri e situazioni” e che si intrecciano con la mancanza di un “serio Piano strutturale comunale che regolamenti il tutto. La Politica, invece, è su quest’ultimo che dovrebbe puntare, investire, considerando anche un altro elemento importante: il Piano di assetto idro-geologico”.

Sotto accusa anche la scelta di continuare su appalti al massimo ribasso, considerata dai presenti “inaccettabile” e che provoca, di riflesso, un’uscita dal mercato, ed il Patto di stabilità che, è il pensiero di alcuni degli intervenuti, sta provocando la morte di numerose attività che chiudono perché, paradossalmente, montagne di denaro pubbliche rimangono bloccate. A causa di tutte queste premesse è necessario, dunque, “richiamare l’attenzione del mondo politico ed istituzionale sulla messa in atto di un azione forte ed incisiva che riporti il settore a svolgere un ruolo di traino per l’economia dell’intera provincia".

"Imprese, professionisti e lavoratori – è l’assunto dichiarato dai componenti delle sigle appartenenti agli Stati Generali delle Costruzioni – non chiedono vantaggi o privilegi per la categoria, ma di restituire al settore delle costruzioni la priorità e la dignità che gli compete attraverso una serie di interventi che ristabiliscano il corretto funzionamento del mercato”. E’ necessario, dunque, è la richiesta giunta dal tavolo di presidenza, “rimpinguare le risorse del sistema” per permettere, è l’auspicio conclusivo, di “rilanciare le imprese e l’economia di Vibo Valentia e di tutto il territorio”.

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