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News & Views dalla Calabria - a cura di Zaira Bartucca
Rimuovere subito quell'amianto
post pubblicato in gli articoli per Il Quotidiano della Calabria, il 18 febbraio 2012


Componenti dell'associazione Esposti amianto attendono l'emissione della sentenza del processo Eternit che si è tenuto nel Tribunale di Torino in questi giorni

Parte da quello che è stato definito il “processo del secolo” e che ha sancito, in questi giorni, la condanna a sedici anni di reclusione per i magnati tedeschi dell’azienda Eternit e la previsione di  risarcimenti alle famiglie delle vittime e alle altre parti civili in causa. Parte da qui il componente dello Slai Cobas provinciale Giovanni Patania perché se l’evento, in termini di messaggio forte da lanciare alle istituzioni, doveva servire a qualcosa, limitatamente al Vibonese, ha lamentato, non è servito a nulla. Il ricordo delle migliaia di vittime delle varie fabbriche della morte sparse su tutto il territorio nazionale (molti dei quali operai, altri semplicemente venuti accidentalmente a contatto con il pericolosissimo materiale) non spaventa e, dunque, è facile constatarlo, tra capoluogo e frazioni di eternit se ne vede ancora tantissimo.

Una dimenticanza, l’ennesima, che non fa assolutamente il paio con la tutela della salute pubblica anzi, ancora una volta, ci gioca. La “storica sentenza della condanna di una multinazionale che produceva eternit – il riferimento è al colosso Eternit, che a partire dagli anni ’60 ha distribuito in tutto il mondo, Italia compresa, tramite aziende dislocate, lastre di cemento-amianto  - condannata per aver sottotaciuto e fatto lavorare in condizioni pietose tanti lavoratori che hanno pagato questo con la vita” ricordata da Patania, insomma, non ha insegnato niente. Né ai privati e alle aziende che hanno l’obbligo di smaltire il nocivo materiale e né alle istituzioni che, non solo non lanciano in questo senso alcun monito o alcun segnale ma, peggio, si rendono complici di possibili sventure: l’eternit sparso per Triparni, nelle spiagge di Vibo Marina o che addirittura ancora sussiste in alcune costruzioni, parla chiaro.

E, da questo punto di vista, poco contano, ha proseguito il componente dello Slai Cobas, “i morti invisibili di questo materiale bandito per legge, e poco importa agli organi istituzionali di questo territorio. Dico questo – è la precisazione giunta dal sindacalista - perché ormai da mesi sui bordi della strada di Triparni in bella evidenza giacciono lastre di eternit ormai usurate. Stessa cosa succede in alcune zone di Vibo Valentia e delle Marinate. Eppure della presenza di questo amianto ne sono a conoscenza sia l’Asp che l’amministrazione comunale, visto che è stato coperto e segnalato con nastro bianco rosso. Tale amianto – ha ricordato ancora Patania - rappresenta un pericolo reale per la popolazione, ma in questo territorio dove vige l’anarchia e lo scempio ambientale le lastre di amianto passano inosservate".

Non si vuole capire - ha proseguito Patania - che questo rappresenta un problema per la salute pubblica di una cittadinanza che già soffre della mancanza di acqua potabile e dell’immondizia sparsa dappertutto. Per tutto ciò sarebbe importante sapere, da parte degli organi istituzionali, vista anche l’ordinanza n. 94 del 4 novembre del 2010 del settore ambiente con oggetto dismissione amianto, se ad oggi il Comune – ha proseguito il sindacalista - possegga  una mappatura e un censimento delle abitazioni pubbliche e dei siti industriali in cui si riscontra la presenza di questo materiale pericoloso, e se l’Asp in presenza accertata di amianto svolga compito di controllo per verificarne lo stato”.

Ricordiamo tuttavia che l’eternit deve essere, anche se apparentemente integro – si tratta di una lega versatile che però si sbriciola facilmente provocando l’inalazione di componenti letali - obbligatoriamente rimosso e smaltito tramite ditte specializzate. “Serve,dunque, da subito – è la proposta che arriva dal componente dello Slai Cobas - un programma che dia seguito all’ordinanza  n.94, e che Comune e Asp provinciale mettano sinergicamente in campo azioni di contrasto, di controllo e di prevenzione, prima di tutto verificando nel più breve tempo possibile quanto amianto oggi è presente sul nostro territorio per evitare ripercussioni gravi sulla salute dei cittadini vibonesi".

"Ma un amara riflessione – è la critica conclusiva di Patania indirizzata ai rappresentanti delle amministrazioni presenti sul territorio - va fatta: non ci sono fondi per il dissesto idrogeologico, si trovano pochi euro nei bilanci comunali per le famiglie bisognose e non ci sono fondi per la tutela ambientale di cui si parlava. Si danno, però, lauti compensi ai consiglieri comunali per spese varie: tutto questo – ha concluso - ha dell’incredibile e del paradossale”.  

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