
Componenti dell'associazione Esposti amianto attendono l'emissione della sentenza del processo Eternit che si è tenuto nel Tribunale di Torino in questi giorni
Parte da quello che è stato definito il “processo
del secolo” e che ha sancito, in questi giorni, la condanna a sedici anni di
reclusione per i magnati tedeschi dell’azienda Eternit e la previsione di risarcimenti alle famiglie delle vittime e alle
altre parti civili in causa. Parte da qui il componente dello Slai Cobas provinciale
Giovanni Patania perché se l’evento, in termini di messaggio forte da lanciare
alle istituzioni, doveva servire a qualcosa, limitatamente al Vibonese, ha
lamentato, non è servito a nulla. Il ricordo delle migliaia di vittime delle
varie fabbriche della morte sparse su tutto il territorio nazionale (molti dei
quali operai, altri semplicemente venuti accidentalmente a contatto con il
pericolosissimo materiale) non spaventa e, dunque, è facile constatarlo, tra
capoluogo e frazioni di eternit se ne vede ancora tantissimo.
Una dimenticanza,
l’ennesima, che non fa assolutamente il paio con la tutela della salute pubblica
anzi, ancora una volta, ci gioca. La “storica sentenza della condanna di una
multinazionale che produceva eternit – il riferimento è al colosso Eternit, che
a partire dagli anni ’60 ha distribuito in tutto il mondo, Italia compresa, tramite
aziende dislocate, lastre di cemento-amianto
- condannata per aver sottotaciuto e fatto lavorare in condizioni
pietose tanti lavoratori che hanno pagato questo con la vita” ricordata da
Patania, insomma, non ha insegnato niente. Né ai privati e alle aziende che
hanno l’obbligo di smaltire il nocivo materiale e né alle istituzioni che, non
solo non lanciano in questo senso alcun monito o alcun segnale ma, peggio, si
rendono complici di possibili sventure: l’eternit sparso per Triparni, nelle
spiagge di Vibo Marina o che addirittura ancora sussiste in alcune costruzioni,
parla chiaro.
E, da questo punto di vista, poco contano, ha proseguito il
componente dello Slai Cobas, “i morti invisibili di questo materiale bandito
per legge, e poco importa agli organi istituzionali di questo territorio. Dico
questo – è la precisazione giunta dal sindacalista - perché ormai da mesi sui
bordi della strada di Triparni in bella evidenza giacciono lastre di eternit
ormai usurate. Stessa cosa succede in alcune zone di Vibo Valentia e delle Marinate.
Eppure della presenza di questo amianto ne sono a conoscenza sia l’Asp che
l’amministrazione comunale, visto che è stato coperto e segnalato con nastro
bianco rosso. Tale amianto – ha ricordato ancora Patania - rappresenta un
pericolo reale per la popolazione, ma in questo territorio dove vige l’anarchia
e lo scempio ambientale le lastre di amianto passano inosservate".
Non si vuole
capire - ha proseguito Patania - che questo rappresenta un problema per la salute pubblica di una
cittadinanza che già soffre della mancanza di acqua potabile e dell’immondizia
sparsa dappertutto. Per tutto ciò sarebbe importante sapere, da parte degli
organi istituzionali, vista anche l’ordinanza n. 94 del 4 novembre del 2010 del
settore ambiente con oggetto dismissione amianto, se ad oggi il Comune – ha
proseguito il sindacalista - possegga una mappatura e un censimento delle abitazioni
pubbliche e dei siti industriali in cui si riscontra la presenza di questo
materiale pericoloso, e se l’Asp in presenza accertata di amianto svolga compito
di controllo per verificarne lo stato”.
Ricordiamo tuttavia che l’eternit deve
essere, anche se apparentemente integro – si tratta di una lega versatile che però
si sbriciola facilmente provocando l’inalazione di componenti letali -
obbligatoriamente rimosso e smaltito tramite ditte specializzate. “Serve,dunque,
da subito – è la proposta che arriva dal componente dello Slai Cobas - un programma
che dia seguito all’ordinanza n.94, e
che Comune e Asp provinciale mettano sinergicamente in campo azioni di
contrasto, di controllo e di prevenzione, prima di tutto verificando nel più
breve tempo possibile quanto amianto oggi è presente sul nostro territorio per
evitare ripercussioni gravi sulla salute dei cittadini vibonesi".
"Ma un amara
riflessione – è la critica conclusiva di Patania indirizzata ai rappresentanti
delle amministrazioni presenti sul territorio - va fatta: non ci sono fondi per
il dissesto idrogeologico, si trovano pochi euro nei bilanci comunali per le
famiglie bisognose e non ci sono fondi per la tutela ambientale di cui si
parlava. Si danno, però, lauti compensi ai consiglieri comunali per spese varie:
tutto questo – ha concluso - ha dell’incredibile e del paradossale”.